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Benevento-Torino IN DIRETTA TV, ORARIO, DOVE VEDERLA IN STREAMING, DOVE VEDERLA SU PC ( CLICCARE QUI PER LA DIRETTA LIVE DELLA PARTITA DI SERIE A ) – Benevento-Torino, ORARIO 18.00, partita valida per il campionato italiano di calcio di Serie A (classifica e calendario), verrà trasmessa in  diretta tv  su Sky Sport e Mediaset Premium e in  diretta streaming  su SkyGo e Premium Play. Queste due applicazioni sono riservate agli abbonati a  Sky Sport e Mediaset Premium.
Iago Falque, Ljajic e Niang alle spalle di Belotti: il Toro che prende forma a Benevento, dove salvo ripensamenti di Mihajlovic è atteso l’esordio del francese al posto del fin qui impalpabile Berenguer, ha un impatto offensivo di caratura internazionale. Un attacco che se nel corso del campionato sarà anche disposto ad integrare il lavoro dei compagni in ripiegamento, limitando l’eccessivo numero di gol subiti lo scorso campionato (66), potrà essere il reparto motrice per condurre il Torino in Europa.
Due le variabili che prefigurano una squadra assai temibile nella trequarti offensiva: la conoscenza approfondita degli schemi di Mihajlovic, impressi a memoria dopo più di un anno di lavoro comune, e l’acquisto di Niang. In estate è rientrato alla base Edera, dalla Roma dopo il prestito al Bologna è arrivato il centravanti Sadiq, mentre dall’Osasuna è stato pescato Berenguer, tuttavia attenendosi ai titolari uno solo è il grande colpo messo a segno da Cairo e Petrachi, per l’attacco: Niang. Operazione chiusa a 15 milioni – cifra alla quale si è sempre detto che il Milan avrebbe ceduto l’esterno offensivo -, e che ha consegnato al tecnico granata il giocatore in cima alla lista dei propri desideri. Progressione, fantasia, istinto e senso della porta sono talenti che l’ex rossonero ha in dote, ma che soprattutto Mihajlovic conosce molto bene. Un aspetto centrale, nella decisione di insistere con Niang, peraltro subito diventato beniamino dei tifosi, stando alle manifestazioni di affetto ed entusiasmo suscitate nei primi allenamenti al Filadelfia. «La conoscenza maturata al primo anno tornerà molto utile, nel corso di questa stagione»: una posizione ribadita spesso dall’allenatore. Fermo nel chiedere a Cairo e Petrachi di consegnargli un giocatore che conosce bene i suoi piani tattici.
MILLE E UNA SOLUZIONE
Anche per questo, nonostante a Torino sia arrivato soltanto il 31 agosto, Niang domani dovrebbe vincere il ballottaggio con Berenguer e piazzarsi sul lato sinistro dell’attacco. Da dove, con la progressione che ne esalta gli spunti, potrà creare superiorità numerica, servire Belotti con l’assist risolutivo, favorire le conclusioni di Ljajic e Iago o battere a rete. Insomma potrà assecondare quegli impulsi immediati che lo rendono un giocatore imprevedibile. E particolarmente apprezzato da Mihajlovic.
Meglio che al San MaméS
Il quale adesso ha a disposizione una rosa che ha tutto per centrare l’obiettivo fissato all’inizio dell’avventura sulla panchina granata. Maxi Lopez, l’eroe del San Mamés che rappresenta il punto più alto raggiunto dal Torino di Cairo, è nel frattempo passato all’Udinese. Senza nulla togliere all’argentino né a Quagliarella che nel 2014-15 giocava in tandem con Maxi (le alternative erano Martinez e Amauri), una squadra granata in giro per l’Europa con Belotti e Niang, Ljajic e Iago farebbe ancora più sangue.
Ha tutto, l’attacco del Toro, per portare punti in classifica e divertire chi lo ammira. A partire dal Gallo. Il bomber completo, generoso e acrobatico, la faccia da Toro per eccellenza. E’ potenza pura, Belotti, in questo più vicino a Niang che non al serbo e allo spagnolo. I quali invece hanno il compito di lanciare la squadra verso l’Europa attraverso l’enorme bagaglio tecnico di cui sono dotati. Che la rosa rispetto a quella dello scorso anno sia migliorata – e non solamente in riferimento al reparto offensivo -, è dato oggettivo: a Mihajlovic spetta ora il compito di assemblare il tutto, di trovare l’alchimia giusta per mantenere una promessa che ha ampie possibilità di essere onorata. Anche grazie all’arrivo di Niang, il botto della dirigenza granata che ha reso felice l’allenatore.
Da esubero a pedina insostituibile, desiderato da molti club inglesi. Questo il riassunto del 2017 granata di Afriyie Acquah, che l’occhio lo ha strizzato eccome alle squadre di Premier, con tanto di… gaffe mediatiche, ma alla fine ha deciso di continuare al Toro, grazie alle rassicurazioni di Sinisa Mihajlovic. A confermare le notizie che qui si sono susseguite nel corso dell’estate – condendole di alcuni retroscena in un’intervista al sito Toro.it – è Olivier Arthur, procuratore del ghanese e del suo connazionale che a lungo Petrachi ha corteggiato per un’eventuale sostituzione, ovvero Godfred Donsah. «Il presidente Cairo e Mihajlovic hanno mostrato di credere in Afriyie, e hanno deciso di non lasciarlo partire. L’allenatore gli ha anche parlato, e lo ha rassicurato: resterà in granata e avrà spazio per questa stagione, – racconta Arthur – su di lui c’era l’interesse di diverse squadre inglesi, Birmingham su tutte, ma a quel punto si è deciso di non portare avanti le trattative». L’intesa sembra talmente soddisfacente per entrambe le parti che ora il legame tra il centrocampista africano e il Toro è prossimo a durare ancora più a lungo, come precisa Arthur: «Il sogno di Afriyie è quello di giocare in Premier, ma ora è molto legato al Toro, ed è pronto a rinnovare il contratto. Il presidente Cairo si è già fatto avanti per discutere del nuovo accordo, inizieremo a discuterne la settimana prossima». Prima c’è da affrontare il Benevento, e tre punti in più in classifica potrebbero senz’altro far iniziare la trattativa da basi molto più solide per entrambe le parti.
Il vivaio del Toro ha scritto la storia del calcio italiano. Soprattutto in alcune epoche, dal Filadelfia usciva un calciatore (vero, da Toro e da Nazionale) dietro l’altro, al Filadelfia arrivava un trofeo dietro l’altro. Giusto i più scarsi finivano in Serie C. Decenni di successi per un settore giovanile che ha da subito fatto scuola. Una stagione in particolare ed una leva in particolare hanno reso la Primavera del Toro una squadra imbattibile. La stagione era il1987/1988, la classe era quella della doppia leva 1968-1969. Tutti gli Anni Ottanta hanno visto la Primavera granata dominare: due Scudetti, sei Coppe Italia, quattro tornei di Viareggio. Con la squadra allenata da un maestro come Sergio Vatta che riuscì a sfiorare una storica tripletta (nessun triplete andava di moda all’epoca) proprio nel 1988 quando a sfumare fu il Torneo di Carnevale, vinto dalla Fiorentina in finale per 1-0. Niente da fare per la Roma né in Coppa Italia (vinta ai rigori dal Toro dopo un doppio 0-0), né nella finale Scudetto, vinti da un Toro senza rivali: Di Sarno in porta (oggi è il preparatore degli estremi difensori di Mihajlovic) e poi dalla metà campo in su una squadra da sogno di soli calciatori pronti a diventare professionisti, da Fuser a Lentini, da Bresciani a Venturin, da Zago a Menghini e Sordo, tutti protagonisti poi in prima squadra negli anni a seguire, in alcuni casi assisi anche alla gloria dello scudetto con altri club. E poi ancora Fogli, Chiti, Zaffaroni, Di Bin, Catena, Perrone, Danzé e Campistri. Questa la rosa di una Primavera campione di tutto in un triennio indimenticabile. «Il bello è che in tanti siamo cresciuti insieme fin dagli Esordienti. E quell’anno avremmo meritato il trionfo pure anche a Viareggio, sarebbe stata una tripletta meritata e storica», ricorda Andrea Menghini oggi tecnico dell’Under 15 granata.
IL REAL DEI GIOVANI
Gli fa eco Sergio Vatta: «Era una squadra speciale, non sempre si giocava benissimo ma perché non sempre era necessario. C’era una mentalità vincente da calciatori veri, tutti volevano sempre e solo vincere, dopo ogni successo ci si concentrava già su quello successivo da raggiungere. Ed era un gruppo vero. Io ero un allenatore particolare, molto esigente sotto ogni punto di vista. Ma poi il rapporto è rimasto negli anni, il vero successo è stato quello». Sempre Vatta poi all’epoca accoglieva così su Tuttosport la vittoria dello Scudetto dopo il trionfo in Coppa Italia e il Torneo di Viareggio sfumato per un pelo: «La nostra è stata una stagione stressante,non è davvero facile imporsi nel campionato giovanile. Tutti gli avversari ci hanno affrontato giocando al massimo perché il Torino è considerato un po’ il Real Madrid del torneo, batterci rappresenta per tutti un obiettivo di prestigio».
Il Fila? Un aeroporto…
E provare ad espugnare il Filadelfia era un’impresa quasi impossibile. Anche se giocare su quel campo era difficile per gli stessi ragazzi granata: «Era bello e difficile allo stesso tempo. Un campo dove era stata fatta la storia del calcio, il campo del Grande Torino. Ci tenevamo a onorarlo ogni volta in ogni singola partita. Ma… che fatica! Non finiva mai, noi infatti lo chiamavamo l’aeroporto», il ricordo di Diego Fuser. Che di quella Primavera era già leader e talento, tra i leader e i talenti. È sua una delle firme impresse a caratteri cubitali in quello Scudetto. Sua la doppietta che fissa il 2-0 al Filadelfia l’11 giugno, con il suo gemello Gigi Lentini migliore in campo. Quanto basta per amministrare la settimana successiva a Trigoria: Roma in vantaggio con Cappioli e pareggio della sicurezza, a sette minuti dalla fine, di Giorgio Bresciani (un talento che avrebbe meritato ben altra carriera). Altri Toro Primavera hanno vinto e prodotto giocatori, altri Toro Primavera si spera lo possano fare ancora: ma un Toro Primavera così, forse, resterà irripetibile.
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