Kate e William, terzo figlio per l’Inghilterra

La notizia, apparsa domenica sui tabloid londinesi, ha avuto ieri la conferma ufficiale: Kate e William sono in attesa del terzo figlio. La duchessa di Cambridge e il marito, secondo in linea di successione al trono dopo il padre Charles, hanno già due bambini, la monarchia inglese ha trovato la perfetta erede di Lady Diana.
Kate, infatti, agli occhi dell’opinione pubblica britannica, è la nuova “principessa del popolo”, i sudditi sono in festa. La scorsa settimana hanno celebrato con larghissimo cordoglio il ventesimo anniversario della tragica scomparsa a Parigi della donna che, in virtù di una formidabile empatia, riuscì ad affascinare milioni di persone, disposte a perdonarle la bulimia sul piano sentimentale grazie all’impegno sul piano umanitario. Kate non ha i difetti di Diana e ne condivide le virtù. La maternità e la cura costante messa nel rapporto con i britannici le garantiscono l’affetto sul piano personale e rinsaldano ulteriormente la dinastia Windsor, ancora oggetto di pesanti critiche per l’ostracismo di cui fu vittima Diana. Mentre cresce ad ogni sondaggio il favore verso i suoi figli e verso Kate. Che possiede le doti ritenute indispensabili per affiancare un sovrano moderno, libero dai vincoli obsoleti del protocollo e della tradizione.
L’unione tra William e Kate, una “borghese”, ha interrotto una prassi plurisecolare che ha visto chi era destinato al trono sempre unirsi con uomini o donne della medesima classe sociale. I regnanti e i loro eredi diretti potevano impalmare stranieri – il principe Filippo, marito di Elisabetta, è greco, Alberto, consorte di Vittoria, era tedesco – purché di rango adeguato. Alla base di questa regola non scritta, sempre rispettata in precedenza, esistono due motivi. Innanzitutto si credeva fortemente nelle prerogative del sangue, ritenute una garanzia di rispetto delle norme legate al ruolo. Inoltre, si era certi che gli aristocratici sapessero, in virtù della loro nascita, come guidare i sudditi.
Senza dubbio Elisabetta, sul trono dal 1952, ha saputo modificare il suo atteggiamento, traendo vantaggio dai suggerimenti che le sono venuti dagli esperti di pubbliche relazioni dopo la morte di Diana. Ma tra lei e i “commoners” restava una barriera caduta grazie a Kate Middleton, figlia di una coppia orgogliosa di appartenere alla classe media. Si è trattato di una rivoluzione copernicana per i Windsor e per i sudditi. I re e le regine continueranno in futuro a possedere un’aura soprannaturale, ma nello stesso tempo saranno meno lontani dalla gente comune e chiunque, adesso, può sentirsi autorizzato a coltivare il sogno di entrare un giorno a Buckingham Palace dal cancello principale, a bordo di una sontuosa carrozza, con un principe o una principessa al fianco.
Poco importa che ormai da molti secoli i sovrani siano poco più di “un’entità metafisica”, secondo la formula coniata da Walter Bagehot in piena epoca vittoriana.
In un celebre saggio il grande banchiere e fondatore dell’Economist indicava i tre compiti istituzionali dei sovrani inglesi: consigliare, incoraggiare, mettere in guardia i ministri. Dai tempi di Bagehot, nessuno ha saputo interpretare questo ruolo meglio di Elisabetta, monarca senza potere politico, ma anche capo di Stato al quale il paese affida compiti di grande rilievo sotto il profilo simbolico: salvaguardare le radici, garantire l’unità nazionale, rendere visibile lo stretto legame tra passato e presente. Benché svolgano in prevalenza un ruolo di rappresentanza, i sovrani britannici ricoprono ancora funzioni di rilievo: alla guida della Chiesa e delle forze armate, convocano e sciolgono il Parlamento, mantengono un contatto costante con il primo ministro in carica. Elisabetta ha dovuto fronteggiare tredici premier e, dunque, non le manca certo l’esperienza. Nonostante appartenga a una famiglia dove la longevità è una costante (la madre si è spenta ultracentenaria), dovrà un giorno passare la mano. L’erede designato è Carlo ed è impossibile un salto generazionale, visto che ci dovrebbe essere un’abdicazione. Ma la coppia formata da William e Kate appare agli inglesi (e non soltanto a loro) davvero perfetta per traghettare la monarchia nell’epoca del postmoderno. Assicurando il rispetto delle tradizioni e, nello stesso tempo, quella gradevole percentuale di novità indispensabile per non far apparire il trono una obsoleta eredità del passato.
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